junior alla pari

domenica 30 marzo 2008

HANNO BISOGNO DI NOI!


E' questo che sta accadendo proprio ora dall'altra del mondo, può sembrare lontano ma si tratta del nostro mondo, della nostra casa, del suolo sul quale camminiamo tutti i giorni!!!
E allora possiamo restare a guardare con le mani in mano? Certo che NO!
>La proposta è quella di trovare insieme un modo per cambiare le cose! Detta così può sembrare piuttosto difficile ma non lo sarà più se si comincia ad agire anche a partire dal piccolo!
Niente e impossibile!

Alberto

GRAZIE!
























Se non si legge bene l'immagine cliccate sopra per ingrandire!
Alberto

giovedì 27 marzo 2008

SCENOGRAFIA CORTOMETRAGGIO

TEMA PRINCIPALE: Noia, cause e conseguenze.
POSSIBILE TITOLO: laNOIA


Il cortometraggio inizierà con una canzone molto triste e calma ma comunque martellante.
Sin dall’inizio le scene saranno in bianco e nero.
La prima immagine a vedersi sarà la foto di una strada di Presicce deserta nelle ora della prima serata, la foto si dissolverà dopo circa 4 secondi per lasciare la spazio ad un’altra foto che avrà sempre come soggetto strade deserte di Presicce) ciò avverrà con altre 3 fotografie.
Subito dopo l'ultima fotografia si avrà come scenario la casa del ragazzo che sarà il protagonista X del corto, la telecamera sarà ferma, appoggiata sull’altro lato della strada a circa 8 metri da soggetto e inquadrerà frontalmente l’intera casa verso le 7 di sera.
Il soggetto uscirà di casa con scarso entusiasmo prima della chiusura della porta si sentirà un genitore di X gridare: "Dove vai???" a questa domanda X risponderà: "Esco a farmi un giro...". A questo punto la porta verrà chiusa da X che si incamminerà per andare in una villetta, che si trova nelle vicinanze, di solito frequentata da X.
Una volta che il soggetto sarà uscito dall'inquadratura fissa precedente si cambierà inquadratura e sarà inquadrato il soggetto che camminerà per la piazza deserta. La telecamera si troverà a circa 40 metri davanti al soggetto (sulla strada che deve compiere) inizialmente si verà X ancora lontano (non sarà riconoscibile per via della distanza) , dopo circa 5 secondi l’immagine sfocherà per dissolversi nella medesima inquadratura ma questa volta il soggetto sarà più vicino e continua a camminare, nella sequenza non lo si potrà riconoscere poiché verrà inquadrato dal collo in giù (anche in questo caso il punto di vista non varierà).
Una volta superata la telecamera X si troverà già nella villetta e sarà in procinto di sedersi quando inizierà la ripresa. La ripresa avverrà anche questa volta da punto di vista fisso a 70 cm da terra dall’angolo sud della villetta a meno di 3 metri dal soggetto.
Senza mai far entrare nell’inquadratura il viso di X, il soggetto prenderà dalla sua tasca una busta con del tabacco hand rolling, dei filtrini di ovatta e delle cartine e si rullerà a mano una sigaretta. Al momento di accenderla la telecamera cambierà inquadraturà e seguirà, fino alla fine della sigaretta, solo la mano e la sigaretta del soggetto che si troverà seduto sulla panchina di cemento, si avrà anche qualche inquadratura dei coni di fumo che lentamente usciranno dalla sua bocca. Prima di finire del tutto la sigaretta X la lascierà ancora fumante per terra o sul muretto di quella villetta. Mentre X poggierà la sigaretta la telecamera cambierà punto di vista e si troverà a meno di 30 cm dalla sigaretta, l’immagine sarà inizialmente focalizzata sulla sigaretta ma dopo pochi secondi si focalizzerà su X che sarà sempre sullo sfondo dell’inquadratura, poi X si stenderà sulla panchina in modo che i piedi saranno più vicini alla telecamera.
Volgerà la testa al tramonto e la telecamera verrà voltata nella stessa direzione e inquadrerà quindi il cielo crepuscolare, che a differenza di tutto il resto si vedrà a colori.
Per finire dopo la dissolvenza di quest’ultima scena si avrà un immagine nera e vuota e lettera dopo lettera comparirà la seguente scritta

VI SIETE ANNOIATI?
PER NOI GIOVANI È SEMPRE COSì
MANTENETA LA PROMESSA,
FATE QUALCOSA PER NOI!


DAVIDE TAMBORRINI

mercoledì 26 marzo 2008

DA OGGI SONO MAGGIORENNE!!!!!!!!
-SIMONA-

martedì 25 marzo 2008

Prima da Muro

E' un angelo,
un frammento d'angelo,ceramica...
Muro è di scavi e di vicoli...
oggi piove...

Siamo i ragazzi di Muro
ci affacciamo per la prima volta sul blog
chi, cosa indica quell'angelo?
Attendiamo risposte!

sabato 22 marzo 2008

Resurrezione!



di Mauro Marino

L’ho visto disteso. La panchina lo teneva a stento. Doveva essere alto, un fuso. Potevo guardargli le mani: dita lunghe, le nocche ben disegnate, le unghie col contorno nero di giorni confusi alla strada. Non doveva essere un fumatore, la pelle era bianca tesa. Porcellana, con quell’inquietante trasparenza che ti fa vedere dentro.
Sembrava morto.
Era come un cristo! Nel suo ‘passionato’ dormire. Un cristo d’adesso. Di quelli che predicano inconsolati, che portano la sapienza del sottrarsi, la testimonianza del poco nell’epoca del molto. Che abitano il margine col casseruolino in mano, con solo un cane a fianco. Eppure sorridono!
Non guardiamo, noi. Corriamo via. Una moneta, una battuta, lacera compassione mischiata al giudizio e l’interrogativo del perché!
Rifiutiamo comprendere, figurarci quel destino vicino, prossimo al nostro.
Figurarci che qualcosa, un segno, può venire a suonare l’allarme, a scuotere il nostro vuoto bene!
Non era Cristo quello che rovesciò la tavola dei mercanti, che nel Tempio andò contro il Tempo, contro la paura, contro l’invadenza del no?
Non era Cristo che fu tradito da chi gli somigliava?
Ce lo ripetono in questi giorni col regale celebrare la Bellezza del dove veniamo. La solitudine del Giusto, l’ingiuria, la derisione, la fustigazione, la croce, la morte, il sepolcro e l’inquietudine del buio, della perdita. Il pianto!
Un andare e venire di fedeli, le chiese aperte, le processioni e la meraviglia dei riti. Prepararsi ad accogliere la morte. Guardarla in faccia con l’intero suo carico: chi ha ucciso il Cristo? Chi è il colpevole? Noi stessi?!
Al lato la vita s’è trovato un rifugio, ha organizzato la mensa dei pochi. Balbettano, non hanno parole e come quell’Altro fanno segni col Corpo.
Quanta paura, quanta paura, sembrano dire, non vi rendete conto di ciò che accade.
Il baratro è dinnanzi. Ogni cercare è vano. Non vedete, non ci sono parole. Tutto suona già sentito, ripetono invano, inascoltati. Nessuna rivoluzione, nessun cambiamento. Nessuna Pasqua, nessun passare oltre, tralasciare come nel racconto della Decima Piaga, quando l'Angelo sterminatore o angelo della Morte vide il sangue dell'agnello del Pesach sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, senza uccidere il primogenito maschio.
Uno mi raccontava delle campagne più a Nord della città. Lì c’è il grande camino coi fumi, la semina delle polveri. E’ per l’energia! E già, l’energia. Motore del mondo.
Ma non era anche il carciofo energia? Non era energia anche la vite, l’uva, il vino? Quel lavorare attento: preparare i terreni al coltivare, le sapienze del fare confuse alla vita e la gioia, la povera gioia del raccogliere? Non era energia? Persa adesso, quella terra avvelena.
Non è nostalgia! Non è voler ciò che mai più potrà essere. Quell’innocenza, quel “non” che sapeva il limite, la pausa, il riposo e il godere. Non è nostalgia, speranza sì! Speranza!
D’una Pasqua! D’una resurrezione. D’una nuova vita! D’un costruire possibile!
C’è una sete di liberazione che non ha parole. Un rifiuto che non trova gambe, infastidito, deluso ed indeterminato. Anche i più convinti in fondo non sanno, non hanno negli occhi la luce della convinzione! C’è il desiderio di una moralità nuova per reagire ad “una amoralità da giungla ottusa, monocorde, data per eterna”.
L’esperienza non è più lineare e con una conclusione da destino obbligato: a questo destino ci si vuole ribellare, e si sa che, almeno in parte e tra mille difficoltà, ci si può ribellare.
Sta in questo la Pasqua!
Mi dice un altro: “alla emarginazione si può rispondere non solo in modo suicida (violenza, droga, follia) ma anche in modo attivo”.
Cercare nuovi rapporti e nuova logica nel vivere, nuova qualità comunicativa ed emotiva. Qui sta lo scarto, il risorgere al mondo!

MARVIN TI AMO

Come ogni anno anche quest'anno ho fatto uno degli errori peggiori della vita. credendo che per lui sarebbe stato meglio,per farlo uscire e divertirsi,ma il fatto è che ho sbagliato di grosso perchè sn stata davvero male senza di lui...non so cm farmi xdonare,xk logicamente ho ferito il suo orgoglio csa a cui tiene davvero molto. alla fine aveva ragione a nn darmi un'altra possibilità,ma dopo tante lacrime(mie)l'ho convinto e ora stiamo insieme x capire se riesce a stare bene anke cn se stesso. lo so è contorta cm storia,ma volevo solo dirli di nn buttare tutto quello ke abbiamo costruiti insieme. TI AMO MIA UNICA VITA!!!!!!!

tupina91

martedì 18 marzo 2008

Grazie d'esistere!!!!

SALVE A TUTTI..qsta csa vorrei scriverla cn un principale scopo:kiedere scusa al mio ragazzo,x tutti gli errori commessi e x nn essere presente cm lo è lui x me ke qnd sto male è sempre premuroso e pronto ad aiutarmi...Nonostante tutti i poblemi,stiamo andando avanti..e soprattutto x merito suo!Vorrei dire al mondo ke lo amo,ma x ora mi accontento di farlo qua!!!!
Ti amo amore mio!!
Cammino lungo la tua via
e il tempo sai non passa mai
lontano da te la vita non è facile
nel mio silenzio resterò
e finchè respiro non avrò
ti aspetterò io sarò qui se tornerai
e poi sarai davanti a tutto tu
combatterò per dirti che
io credo in noi
perchè per me lo sai sei musica
nell'anima e insieme a te
non cadrò non cadrò
è per te che non mi stanco
un attimo di vivere
comunque andrà dentro
di me tu vivrai e suonerai
vorrei guardare gli occhi tuoi
e in ogni istante viverti
sentire che
tu resterai
sempre con me da qui così
il mio sentiero sarai tu
mi porterai dentro di te
se vorrai perchè per me
lo sai sei musica nell'anima
io senza te non vivrò non vivrò no
è per te che il sole non finisce mai
di splendere non smetterò di amarti mai
dentro me tu suonerai
così sarai davanti a tutto tu
combatterò per dirti che io credo in noi
perchè per me lo sai sei musica
nell'anima e insieme a te non cadrò
non cadrò no è per te che il sole non finisce mai
di splendere comunque andrà dentro
di me tu vivrai e suonerai Oh yeah, oh yeah.
I Colori della libertà



Vivi, corri per qualcosa, corri per un motivo … che sia la libertà di volare o solo di sentirsi vivo…!


…..La libertà la immagino come il colore bianco perché mi da un senso di immenso, di purezza, ed è proprio così che la immagino..

…Io la associo al colore giallo poiché mi da un senso di benessere, di felicità, e mi rende solare…

…Io invece la paragono al colore verde,mi da tranquillità e nello stesso tempo la forza per andare avanti…

Come si può notare ognuno ha un proprio concetto sulla libertà, l’ideale sarebbe rispettarlo qualunque colore ognuno scelga di seguire.
Durante il corso della vita il colore assume diverse sfumature in base ai momenti di felicità e di tristezza .Ma alla fine qualsiasi colore rimanga da’ quel vero senso di libertà di cui si ha bisogno.



Ninni,Concy,Gozi(noi siamo quelli che la mamma dice di seguire)



CORPO: PROTAGONISTA NEI DISTURBI ALIMENTARI


L’adolescenza è caratterizzata dal susseguirsi spesso tumultuoso di una serie di cambiamenti individuali, connessi allo sviluppo somatico e psichico.
Tra questi cambiamenti, la trasformazione fisica riveste un ruolo di primaria importanza.
È già stato osservato come l’accettazione del proprio corpo sia una questione centrale nel corso dell’adolescenza.
Questo processo, anche se vissuto positivamente, comporta sempre un certo grado di stress, in quanto obbliga i ragazzi a mettere in discussione la propria immagine. Per questo nel periodo dell’adolescenza insorgono spesso importanti disturbi alimentari che nascono laddove vi è già un problema con il cibo e con la propria immagine. I principali disturbi alimentari sono l’anoressia e la bulimia che provocano una distorta percezione di stessi.
L’ANORESSIA
L’anoressia consiste nell’ostinato rifiuto del cibo e da un forte desiderio di perdere peso. Gli individui affetti da anoressia, anche se assumono alimenti in quantità minima ,vengono assaliti da sensi di colpa e si inducono il vomito. L’eccessiva enfasi posta dalla società contemporanea sulla magrezza induce a considerarla sinonimo di bellezza, e quindi di successo. Rifiutare il cibo significa essenzialmente rifiurare di crescere, di ricevere affetto, di confrontarsi con un mondo adulto e di assumersi le responsabilità che la vita ci impone.
LA BULIMIA
La bulimia è caratterizzata da ricorrenti abbuffate che si svolgono in un periodo di tempo limitato. La reazione a queste abbuffate è un grande senso di colpa e disgusto di sé che si cerca di eliminare autoinducendosi il vomito e/o assumendo lassativi.
POSSIBILI INTERVENTI
In questi ultimi anni sono sorti ovunque sul territorio nazionale centri pubblici e privati che si sono dedicati specificamente al trattamento delle patologie alimentari negli adolescenti. Ma ci chiediamo come intervenire esattamente? Noi pensiamo innanzitutto con la prevenzione. E di ciò deve farsi carico la società, attraverso campagne informative intelligenti, spiegazione del problema, stimolazione degli adolescenti. Grande importanza assume la scuola e la famiglia dove si forma la personalità del ragazzo. Gli adolescenti, ovvero noi, vogliamo essere centrali nella società, vogliamo essere ascoltati e dialogare. Non vogliamo che le nostre problematiche, le nostre motivazioni, i nostri gusti vengano banalizzati quando non ridicolizzati. E la società deve rispondere nel modo più corretto alle nostre esigenze, creando spazi, fornendo strutture e, soprattutto, prestando attenzione e ascoltando le nostre richieste.

Annalisa si racconta

Annalisa, ora ventenne, all’età di quattordici anni a causa del divorzio dei suoi genitori ha attraversato un brutto periodo. Non era ascoltata da nessuno ha trovato sfogo nel cibo dando vita a un disturbo alimentare grave quale la bulimia.

Ora c’è ne parlerà.

Annalisa chi sei? Descriviti

Sono una semplice ragazza che frequenta l’università facendo anche qualche lavoretto qua e là. Ho tanti amici e amo leggere, ma questo è il presente. Prima ho avuto un passato che mi ha fatto maturare. È proprio il passato, l’amore dei familiari e la forza in me stessa che mi hanno fatto diventare la ragazza responsabile che sono ora.

Perché il passato ti ha fatto tanto soffrire?

Vivevo in un clima di tensioni i miei litigavano spesso anche davanti a me e questo ha portato alla separazione dei miei genitori. Mio padre ha cambiato città e io lo vedevo solo nei fine settimana. Il mio più grande punto di riferimento se ne era andato.

Perché sei diventata una ragazza bulimica?

Ero sempre nervosa e stressata dai ritmi della vita. Tornavo a casa ed ero sempre sola, la casa era buia e desolata. Il mio miglior amico era diventato il cibo ma ben presto si è rivelato il mio peggiore incubo.

Cosa facevi esattamente?

Andavo incontro a ricorrenti abbuffate e la reazione a ciò era un grande senso di colpa e disgusto verso me stessa tanto da provocarmi il vomito. Il cibo che prediligevo erano i dolci.

Come ti sentivi in questo periodo?

Mi guardavo allo specchio ma il mio sguardo era perso. Ero una ragazza solare, vivace ma la bulimia aveva spento in me la voglia di vivere. Avevo una bassa autostima. Non riuscivo ad accettarmi, ma la cosa più dolorosa era che nessuno si accorgeva del mio problema.

E poi cosa è successo?

Avevo paura di me stessa, di quello che potevo fare. Era un periodo in cui anche mia madre stava male. Non riusciva ad accettare la separazione. Dopo aver toccato il fondo ho capito che lei aveva bisogno di me, di un mio sorriso. Ho parlato del mio problema con entrambi i genitori, siamo andati da uno psicologo che si è avvalso dell’aiuto del dietologo. Grazie all’aiuto dei medici sono riuscita a scaricare la mia rabbia e a far uscire le mie vere qualità.
Come ti sei sentita dopo?

Piano piano mi sono rialzata e ho ristabilito un rapporto sereno con tutti. Mi sentivo amata e guardandomi allo specchio mi piacevo più di prima. Ero la ragazza di un tempo che rincorreva i suoi sogni.

Come ricordi questa esperienza?

È stato un periodo della mia vita che non dimenticherò mai. Oggi ne parlo con tranquillità e voglio che la mia storia possa essere un messaggio per altre ragazze che vivono questo disturbo. Lottate perché vale la pena di vivere anche le esperienze negative.


GRUPPO CASARANO
"QUELLI CHE LA MAMMA DICE DI SEGUIRE "
DELIA, MARTINA, MARA

domenica 16 marzo 2008

IL MIO CANTO LIBERO

Cantare..:ciò che mi fa stare bene quando sto giù di morale..tonalità che cambia in base ai miei sentimenti o stati d'animo.Cantare...a volte dire a parole ciò che si prova è più facile cantarlo che dirlo,ma anke quando le parole non bastano ecco che arriva il canto...Canto....,canto vuol dire anke musica...musica che racchiude ricordi o pensire futuri,musica ke ti tiene compagnia quando sei sola;musica che riallegra la serata tra amici;musica che ti trasmette ancora di più la voglia di vivere,ma anke musica che ti rene triste per un amore perso o mai ottenuto...
VIVO PER LEI..
Vivo per lei da quando sai la prima volta l'ho incontrata
non mi ricordo come ma
mi è entrata dentro e c'è restata
Vivo per lei perché mi fa
vibrare forte l'anima
vivo per lei e non è un peso
Vivo per lei anch'io lo sai
e tu non esserne geloso
lei è di tutti quelli che
hanno un bisogno sempre acceso
come uno stereo in camera
di chi è da solo e adesso sa
che è anche per lui, per questo io vivo per lei
È una musa che ci invita
a sfiorarla con le dita
atraverso un pianoforte la morte è lontana
io vivo per lei
Vivo per lei che spesso sa
essere dolce e sensuale
a volte picchia in testa
MA è un pugno che non fa mai male
Vivo per lei lo so mi fa girare di città in città
soffrire un po' ma almeno io vivo
È un dolore quando parte
Vivo per lei dentro gli hotels
Con piacere estremo cresce
Vivo per lei nel vortice
Attraverso la mia voce si espande
e amore produce
Vivo per lei nient'altro ho
e quanti altri incontrerò che come me hanno scritto
in viso io vivo per lei
Io vivo per lei sopra un palco
o contro ad un muro
Vivo per lei al limite
anche in un domani duro
Vivo per lei al margine
Ogni giorno una conquista
la protagonista sarà sempre lei
Vivo per lei perché oramai
io non ho altra via d'uscita
perché la musica lo sai
da vero non l'ho mai tradita
Vivo per lei perché mi da
pausa e note in libertà
Ci fosse un'altra vita la vivo
la vivo per lei Vivo per lei
la musica
Io vivo per lei
Vivo per lei è unica
Io vivo per lei
VALENTINA

pensiero libero


ABBIAMO UNA VITA SOLA..,NESSUNO CI OFFRE UNA SECONDA OCCASIONE!!SE CI SI LASCIA SFUGGIRE QUALCOSA FRA LE DITA E' PERDUTA PER SEMPRE E SI PASSA IL RESTO DELLA VITA A CERCARE DI RITROVARLA...

Vale

hello mauro!!

Ciao mauro....è da un pò che non ci si vede in effetti,ma tra scuola vacanze di pasqua e cose varie i nostri incontri salteranno per un pò.Finalmente mi sono inserita anche io,ma il mio computer ha avuto il virus poverino..ah ah ah..Ora però sono pronta all'attacco e liberare tutti miei penseiri chiusi dentro me,CON IL MASSIMO SENTIMENTO!
Tua amica Valentina...

sabato 15 marzo 2008

confronto oppresso

Non cara Vale, ti prego di non darmi del tu.
Amo parlare col cuore, è uno dei miei peggiori difetti (dico io), allo stesso tempo apprezzo chi fa lo stesso con me.
Chissà se un giorno potremo farlo di persona, nel frattempo ti restituisco un saluto.
Ornela

per te oly!

un amico e cosi - laura pausini
È facile allontanarsi sai
Se come te anche lui ha i suoi guai
Ma
quando avrai bisogno sarà qui
Un amico è così
Non chiederà nè il come nè il
perché
Ti ascolterà e si baterà per te
E poi tranquillo ti sorriderà
Un amico è
così
E ricordati che finché tu vivrai
Se un amico è con te non ti perderai
In
strade sbagliate percorse da chi
Non ha nella vita un amico così
Non ha bisogno di
parole mai
Con uno sguardo solo capirai
Che dopo un no lui ti dirà di sìUn amico è
cosìE ricordati che finché tu vorrai
Per sempre al tuo fianco lo troverai
Vicino a
te mai stanco perché
Un amico è la cosa più bella che c'è
È come un grande amore,
solo mascherato un po'
Ma che si sente che c'è
Nascosto tra le pieghe di un cuore
che si dàE non si chiede perché
Ma ricordati che finché tu vivrai
Se un amico è
con te non tradirlo mai
Solo così scoprirai che
Un amico è la cosa più bella che
c'èE ricordati che finché tu vivrai
Un amico è la cosa più vera che haiÈ il
compagno del viaggio più grande che fai
Un amico è qualcosa che non muore
mai

LA MIA AMICA


La distanza...brutto affare...Ho un'amica di Gallipoli a cui sono molto affezzionata,ma purtroppo ci vediamo poco e niente a causa di 45 km.Ci sentiamo,ma a volte vorrei poter stare con lei per uscire insieme e parlare dei nostri problemi e aiutarci,come fanno tutte la amiche...Spero di rivederla presto!Olimpia tvttttttb..

your best friend Vale!

perdono!!


Cara ornella,le chiedo scusa. Credo di aver esagerato,ma il fatto è che io scrivo con il cuore e quando mi dicono che nn ho trasmesso nulla..bhè ci rimango male!quindi le chiedo ancora scusa e la saluto!

Vale

!978! Quel 16 marzo di trent’anni fa!

C'era una volta!

1977. C’era stato il settembre, l’ultimo atto d’una tragica ‘festa’, il definitivo epilogo di quel movimento che dalla fine degli anni sessanta, con profondi e sofferti mutamenti interni, aveva tenuto desto il desiderio e la speranza ‘di un Mondo diverso’. ‘L’impossibile’ di cui non potevamo allora accorgerci!!! Altro si preparava e lo scampolo del settantasette annunciava un vento ‘nuovo’. Ma non sempre il nuovo e buono… .
Per me si! Per i miei compagni pure: partivamo, lasciavamo la città. Avevamo scelto un posto piccolo per la nostra iniziazione alla vita. L’università era un po’ questo. Andarsene, cominciare a vedersela da soli. Fare i conti con la responsabilità, la sopravvivenza e con il piacere. Urbino ci sembrava l’ideale. In una buona posizione geografica ma col giusto isolamento. Città piccola ma molto trafficata. Tutte anime in cerca. Avevo scelto sociologia, affascinato dai ‘grandi’ nelle socializzazioni politiche degli anni extraparlamentari. Sociologia: andare a guardare nelle pieghe, spiare, nascondersi, mimetizzarsi per capire ‘l’altro con gli altri’. I sistemi, il grande e il piccolo. Gli orientamenti e l’odore della vita. Una visione ideale presto delusa da un idea numerica, statistica delle scienze umane. Ma poi studiare era solo un fatto laterale. Altro era attraente. E Urbino era un po’ un enclave di creativi, di ‘freak’ per natura post politici, in cerca di emozioni forti. Il vero fronte fu quello, almeno per un po’ meno combattivo, di lasciarsi nelle braccia di Morfeo: l’illusionista che trafficava in polveri per domare gli ardenti spiriti.
Poi venne marzo. Il 16 marzo 1978. E il “vento nuovo” s’annunciò, a lezione, la faccia del nostro professore sbiancò, insegnava sociologia del lavoro, un uomo impegnato nel sindacato: un omino gli si era avvicinato per sussurragli qualcosa all’orecchio!
Ci disse: è successo un fatto molto grave, devo lasciare Urbino. La consegna è di rendersi irreperibili. Hanno rapito Ado Moro. C’è aria di golpe.
Giuseppe D’Avanzo su Repubblica scrive: “Non c’è chi non ricordi dov’era e con chi in quel momento, che cosa disse e fece in quel momento preciso quando seppe che cosa era accaduto a Roma. Non c’è chi non abbia ancora negli occhi – al punto da poterne sentire ancora l’ansia – i parabrezza frantumati, i fori neri nell’auto bianca, il corpo di Iozzino a braccia larghe coperto da un lenzuolo bianco e la macchia di sangue sull’asfalto – densa, scura – un caricatore vuoto accanto al marciapiede nel piano sequenza di tre minuti e dodici secondi dell’operatore del Tg che accompagna la voce ansimante di Paolo Frajese”.
E’ vero ricordo tutto chiaramente, quel tempo è rimasto nitido. A noi ci prese una strana euforia. Aldo Moro era un “nemico”, era lo Stato, era la DC, chi aveva sconfitto e resa vana la nostra utopia, la rivoluzione. Quello che gli era capitato era da considerarsi un incidente sul lavoro. Una conseguenza, un rischio che egli doveva calcolare. Così dichiarai, in una assemblea convocata in fretta con un passaparola che in pochissimo tempo raggiunse tutte le aule della città studi! Mi sorpresi di quello che avevo detto. Ero rimasto sempre muto sino a quel momento. Ore e ore di assemblee, di attivi, di riunioni io, a Lecce, le avevo trascorse in silenzio. A guardare. A volte non ci capivo gran che. Soprattutto non capivo quell’azzuffarsi continuo dei ‘grandi’ su distinguo sottili, complicati che si consumavano in stanze piene di fumo.
Insomma quel 16 marzo scoprì che potevo esprimere un opinione: Aldo Moro era come un operaio caduto da un impalcatura! E gli altri? Anche loro? Quei morti, quel sangue?! Nemici di classe, poliziotti, carabinieri… Mi fermai, possibile che la prima mia espressione pubblica avesse il sapore amaro di quel “bigottismo” politico che intimamente avevo sempre rifiutato?
Poi i giorni dell’ansia! Le lettere e la sensazione amara di un uomo violentato, un uomo con la sua fragilità e il bisogno di essere ascoltato. Un uomo rispettoso dei suoi carcerieri che pienamente accoglieva la conseguenza del suo ruolo. Lo stesso non si può dire di tutti gli altri rimasti a guardare, tradendolo! Anche loro carcerieri e complici!

Mauro

W la Libertà

Cara Valentina, sono Ornella.
E' proprio in vista della Libertà di Pensiero e di Parola che mi son permessa di esprimere una mia riflessione del tutto personale, senza alcuna intenzione offensiva. E' chiaro che il mondo di un adulto, a prescindere dalla sua professione, è lontano da quello di un ragazzo ma come vedi questo blog, o qualsiasi altro mezzo di comunicazione, può facilitare la reciproca conoscenza ed il reciproco arricchimento anche quando ci si sente messi in discussione.
In questo momento io sono entrata in relazione con te e con la rabbia ed il fastidio che il mio intervento ha suscitato, ora ti ho "sentito".
W la Libertà di Pensiero.

venerdì 14 marzo 2008

VIVERE UNA FAVOLA!




Caro blog,


è iniziato tutto quasi 6 anni fa,tutto come un gioco,ma allo stesso tempo come un sogno che da 5 mesi si è realizzato.A volte,(spesso!)dicono che a quest'età non ci si può innamorare,ma credo che solo chi si è innamorato veramente può affermare il contario,perchè io faccio parte di coloro innamorati come me. Come dice la canzone:"L'AMORE NON HA ETA'".Non bisogna avere a tutti i costi 20 anni per innamorarsi!La mia storia è una favola. Si è vero,sono solo cartroni animati,ma c'è quella bambina in me che non finirà di credere alle favole per un bel pò.Lui sa rendermi felice anche con un sorriso,perchè anche quando sono arrabbiata o triste con una battuta riesce a far tornare l'allegria nell'aria. Purtoppo come in tutte le favole anche nella mia ci sono ostacoli da affrontare,ma alla fine si arriverà ad un felici e contenti,ne sono certa!amore ti amo!!!


TUPINA 91

w mauro!


MAURO SEI TUTTI NOI!!!!

IL MIO PENSIERO NON SI CAMBIA!

Ehi,amici del gruppo di tricase!nn credete ke stanno esagerando con i commenti sul nostro blog? se la nostra "amica psicologa"non è d'accordo con i nostri pensieri che non le trasmettono niente...bhè,forse è meglio che prima di fare la psicologa altolocata,impari a conoscere sè stessa e vada lei dallo psicologo,ma uno bravo che non fonda il suo lavoro su un linguaggio altolocato,fondato solo su anni di studio;per me la psicologia oltre che studio deve essere conoscenza e aiuto per noi stessi e poi per gli altri,xke se non aiutiamo noi stessi,come possiamo aiutare gli altri?scusate il giro di parole e discorsi,ma trovo assurdo che tutte qste parole,immagini e video non possano aver trasmesso nulla.magari ai ragazzi della nostra età qualcosa abbiamo trasmesso,e preferisco trasmettere qualcosa a loro che a degli adulti che non capiscono il nostro modo di pensare,o che magari non vogliono nemmeno provare ad entare nel profondo delle parole.ciao ciao friends!vostra amica valentina

MURO

Ciao a tutti sono Ornella Gidiuli, una psicologa operatrice del Lab. di Muro.
Sono giorni che leggo e rileggo quanto voi ragazzi avete pubblicato su questo blog non trovando mai nulla che toccasse le corde della mia emotività e che quindi mi spingesse a relazionarmi con voi.
Stamattina, leggendo l'intervento di Luciano Provenzano, ne ho forse compreso il motivo: non "sentivo" il vostro "cuore".
E' da un pò di anni che noi operatori del progetto "Spazio Esse" incontriamo, sia nelle scuole che per strada, i vostri coetanei e devo riconoscere che spesso capita di imbattersi in una sorta di difficoltà relazionale legata al disagio di entrare dentro sè stessi per portar fuori i propri "vissuti" con tutto il loro carico emotivo.
La continuità della relazione, col tempo, consente che si aprano dei canali comunicativi liberati dalle "gabbie" del "preconfezionato", è ciò che mi auguro accada all'interno di questo blog.
A Muro siamo ancora al secondo incontro ed anche lì si avverte, tra i ragazzi, questa difficoltà ad "ascoltarsi e manifestarsi", penso però che sia veramente un fattore fisiologico nell'ambito dell'instaurarsi della relazione, almeno lo spero.
Nei nostri incontri ci siamo confrontati sui temi del "benessere", della "relazione" e della "responsabilità" cercandone l'invisibile filo conduttore, non vi dirò cosa è emerso perchè vorrei conoscere il vostro punto di vista.
Un caro saluto a Mauro che spero di incontrare a Muro o da qualche altra parte

giovedì 13 marzo 2008

GOOD ENOUGH

Questo è il testo tradotto di Good Enough, una canzone degli Evanescence, uno dei miei gruppi preferiti e ho scelto proprio questa perché la ritengo una delle più felici che abbiano scritto e comunque perché credo che scrivano delle parole bellissime! Certo, a me piace di più il testo in inglese!!!
Si, lo so questo post è uno dei tanti copia e incolla però le canzoni sono anche il MEZZO che noi (si luciano, NOI, NOI, NOI RAGAZZI, TUTTI I RAGAZZI! ;p ) utilizziamo per trasmettere alcune nostre emozioni proprio come chi canta vuole esprimerle a noi...le canzoni (e altrettanto le poesie) più significative ci fanno da tutor, se sono vere e scritte davvero con l'anima, e grazie all'esperienza dell'autore sono in grado di far scattare una molla dentro di noi, anche solo al suono della melodia che producono, che per "associazione" ci rimanda alle nostre piccole esperienze...e qui entra in campo il ricordo e tutto ciò che ne scaturisce: talvolta nostalgia, sofferenza ma anche gioia di rivere i momenti passati!!!
Ed ora io come pubblico di questa band molto profonda mi autorizzo a proporvi questa canzone, se volete ascoltatela anche e guardate il video qui!

ALBERTO


Di nuovo sotto il tuo incantesimo
non riesco a dirti di no
chiedi il mio cuore per poi
farlo sanguinare tra le tue mani
non riesco a dirti di no

non avrei dovuto permetterti
di torturarmi così dolcemente
non riesco a respirare ma mi sento

abbastanza bene...
mi sento abbastanza bene per te

finisco di bere questa dolce decadenza
non riesco a dirti di no
ed ho completamente perso me stesso
e non me ne importa nemmeno
non riesco a dirti di no

non avrei dovuto permetterti
di conquistarmi completamente
adesso non riesco ad uscire da questo sogno
non riesco a credere che mi sento

abbastanza bene...
mi sento abbastanza bene
ci sarà un lungo periodo in arrivo,
ma mi sento bene

e sto ancora aspettando che la pioggia cada
la vita reale cola su di me
perchè non riesco a tenermi stretto
a niente che sia abbastanza buono
sono abbastanza buono da farmi amare anche da te?

quindi presta attenzione a quel che mi chiedi
perchè non riesco a dire di no

Da Luciano!!! e da Mauro!!!


Trovo nei commenti una riflessione di Luciano Provenzano molto stimolante nella sua vérve critica!!! Ritengo il suo è un ruolo prezioso in questo gioco di rete. Egli ha assunto il ruolo dello stimolatore, di colui che non è sempre d'accordo, che ama giocare con le parole, che un pò rompe. Figura essenziale in un blog!!! Oggi Luciano valutando ciò che trova pubblicato scrive:


"Cose indubbiamente interessanti ma potreste anche cominciare a scrivere qualcosa di Vostro!

Questo blog, salvo qualche caso, è un insieme di Copia e Incolla da vari siti o blog, e finché non capirete che con questi testi prolissi non sarete minimamente d'aiuto ai vostri coetanei, il progetto di PEER EDUCATION che abbiamo intrapreso non potrà mai andare oltre questo livello.
Un insieme di parole starnazzanti, che di certo non derivano dal vostro cuore, non serviranno mai ad aiutare un vostro compagno con problemi di tossicodipendenza!
Cominciate a staccarvi un po' da internet e iniziate a produrre qualcosa di Vostro senza attingere da fonti esterne, come siti o blog, ma buttando giù qualcosa che scivoli via direttamente dalla vostra interiorità!"

Ha ragione!
Ma è anche vero che "qualche caso" c'è, ed è soprattutto nei commenti che troviamo degli svelamenti sentiti, partecipati e 'combattuti'...
L'invito è di usare di più il blog come un diario. Un luogo dove è possibile dire quando non troviamo interlocutori, dove è possibile scrivere liberamente anche cercando una propria lingua, una forma di scrittura altra da quella a cui siamo abituati.

Un luogo di narrazioni, di poesia e di poetiche!!!
Una bella sfida!!!

L'immagine l'abbiamo scattata ai tempi della scuola... Scherzo è che sono sempre affascinato dalla... leggerezza!!!

un caro saluto
Mauro

mercoledì 12 marzo 2008

La danza supera le timidezza!!!


ALCOOL

Al volante senza alcol si guida meglio
Una cena fuori con gli amici, 2 bicchieri di vino e una birra poi ci si è mette alla guida per tornare a casa. Triste la sorpresa quando sottoposti dalla Stradale al test dell'etilometro, per semplici controlli, si risulta con un tasso alcolemico superiore alla norma. Esito: sospensione della patente e obbligo di visita medica.
Questo è solo uno dei tanti, numerosissimi, episodi spiacevoli in cui ogni giorno rimangono coinvolti giovani e meno giovani al volante. Da qualche anno il tasso alcolemico è stato abbassato a 0,5 grammi per litro, nella media con quello previsto nel resto d'Europa.
La norma risponde a precise necessità di tutela della salute individuale e collettiva: da studi scientifici internazionali risulta infatti che l'alcol è la causa di oltre il 40 per cento degli incidenti stradali che si verificano in Italia.
Cosa prevede il Codice della strada
La guida in stato di ebbrezza è sanzionata dall' art. 186 del codice della strada. E' un reato di competenza del Tribunale e non del Giudice di pace.Con il nuovo decreto legge del 3 agosto 2007, convertito il legge 2 ottobre 2007, le sanzioni sono ancora più severe:

Tasso alcolemico
Sanzione
tra 0,5 g/l a 0,8 g/l
ammenda da 500 a 2.000 euro. Sospensione della patente da 3 a 6 mesi.
tra 0,8 e 1,5g/l
ammenda tra 800 e 3.200 euro e arresto fino a 3 mesi. Sospensione della patente per un periodo di tempo compreso fra 6 mesi e 1 anno.
oltre 1,5 g/l
ammenda tra 1.500 e 6.000 euro e arresto fino a 6 mesi . Sospensione della patente da 1 a 2 anni.
E il veicolo?In caso di constatazione di tasso alcolemico sopra la norma, il veicolo non può essere condotto dalla persona in stato di ebbrezza, per cui se non è possibile affidarlo ad altra persona lo stesso può essere posto sotto sequestro preventivo.
E' prevista la decurtazione dei punti sulla patente Per questo tipo di reato è prevista la sottrazione di 10 punti sulla patente (il doppio per i giovani che hanno preso la patente dopo l'01.10.2003 e da meno di 3 anni). Casi di revoca della patente di guida Se la stessa persona compie piu violazioni nel corso di un biennio o se la violazione è commessa da conducente professionista (autisti di autobus, di veicoli con rimorchio etc.), la patente viene sempre revocata e quindi contestualmente ritirata e trasmessa entro 10 giorni al prefetto.Nel caso di incidente stradaleQuando una persona in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale le sanzioni sono raddoppiate; il giudice, con la sentenza di condanna, impone il fermo amministrativo del veicolo per 90 giorni se il veicolo appartiene alla stessa persona responsabile del reato.
Rifiuto di sottoporsi all'accertamento alcolimetrico La norma prevede che il conducente possa essere sottoposto ad un accertamento alcolimetrico attraverso uno strumento chiamato etilometro che misura la quantità di alcol contenuta nell’aria espirata. L'esame viene ripetuto due volte a distanza di 5 minuti l'una dall'altra.Chi senza giustificato motivo, si rifiuta di di sottoporsi al controllo etilometrico commette un illecito amministrativo che prevede le seguenti sanzioni:a) Sanzione pecuniaria da euro 2.500 a euro 10.000 (aumentata da euro 3.000 a euro 12.000 se il rifiuto è opposto in caso di incidente in cui il conducente è rimasto comunque coinvolto) b) Sospensione della patente per un periodo da 6 mesi a 2 anni e la revoca in caso di recidiva in un biennio;c) Fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni se il veicolo appartiene alla stessa persona responsabile dell'illecito;
Con l'ordinanza di sospensione il Prefetto ordina al conducente di sottoporsi a visita medica di revisione della patente di guida presso la commissione medica provinciale. Per la violazione è prevista la decurtazione di 10 punti dalla patente.
Ma come faccio a sapere quanto?

In generale dopo aver bevuto qualcosa di alcolico le persone tendono a sentirsi comunque perfettamente in grado di guidare, ma non è così.
In generale i sintomi che esprime chi ha nel sangue 0,5 grammi/litro sono sicuramente poco evidenti rispetto a chi ne ha 0,8 ma in entrambi i casi comunque il sistema centrale nervoso risulta compromesso o alterato.
Studi scientifici dimostrano infatti che una percentuale anche piccola di alcol nel sangue rallenta i riflessi e dunque i tempi di reazione. Si riduce il campo visivo; diminuisce anche del 30/40 per cento la capacità di percezione degli stimoli sonori e luminosi e quindi la capacità di reazione così come la percezione del rischio.
Peso, sesso ed età influenzano il metabolismo dell'alcol e possono quindi anche essere determinanti nel raggiungimento o meno del limite previsto dalla legge. E' comunque provato che 12 grammi di alcol – che comportano una concentrazione di 0,2 grammi di alcol nel sangue in una persona di circa 60 chili di peso a stomaco pieno - corrispondono in linea di massima a:
1 bicchiere da 125 ml di vino;
1 lattina da 330 cc di birra;
1 bicchierino da 40 ml di superalcolico;
1 bicchiere da 80 ml di aperitivo.
Per superare i limiti massimi dunque basta poco. Ancora meno per le donne, la cui costituzione fisica le rende più vulnerabili all’alcol.
Legge n. 125 del 30 Marzo 2001
"Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2001

ascoltate Céline...e leggete i testi...
l'ultimo cd è fantastico...

ALCOOL




L'alcolismo è una sindrome patologica determinata dall'assunzione acuta o cronica di grandi quantità di alcol.
Sindrome di astinenza
sviluppo di tolleranza
abbandono progressivo degli altri interessi e/o del piacere di consumare l'alcol
consumo continuo di alcol nonostante la presenza di problemi ad esso legati.
La dipendenza può essere primaria (80% dei casi) o secondaria ad affezioni psichiatriche.Le persone con una concentrazione di recettori dopaminergici D2 cerebrali inferiore alla norma (determinata geneticamente), hanno un rischio più elevato di sviluppare una forma di dipendenza


L'alcolismo è una sindrome patologica determinata dall'assunzione acuta o cronica di grandi quantità di alcol.

Gli alcolismi [modifica]
Piuttosto che di tipologie dell'alcolismo sarebbe più corretto parlare di alcolismi, tuttavia meritano attenzione alcuni tentativi classificatori, se non altro come contributi clinici storico-antologici. La prima classificazione degli alcolisti che ha tenuto conto degli aspetti sociali, psicologici, medici del bere è quella di Jellinek (1960) che individuò cinque diverse categorie:
Bevitori alfa. Bevitori beta. Bevitore occasionale.
Questi ultimi due tipi non sono affetti da dipendenza, ma hanno un maggior rischio, rispetto la popolazione generale.
Bevitori gamma. Bevitori delta. Bevitori epsilon. Altre classificazioni si sono basate sulle caratteristiche di personalità del bevitore
Bevitore compulsivo: beve ogni giorno fino ad ubriacarsi; dopo aver iniziato a bere, non riesce più a controllarsi. Smette soltanto perché lo stato di incoscienza, la fine del denaro o interventi esterni lo costringono ad arrestarsi. Riesce a trascorrere brevi periodi di astinenza o intervalli fra le bevute, ma il primo sorso di alcol fa immediatamente scattare il comportamento del "tutto o nulla" e continua a bere fino a ubriacarsi. Questo tipo di bevitore tende a colpevolizzarsi, talvolta è aggressivo e desideroso di affetti , ma in fase di intossicazione alcolica può trasformarsi completamente alternando l'aggressività alla depressione.
Bevitore gregario: corrisponde all'alcolista da bar o da trattoria di paese, che di rado perde totalmente il controllo: ingerisce grandi quantità di alcol, ma riesce a smaltirle nelle serate in compagnia. L'alcol ha la funzione di elemento unificante tra i singoli bevitori che, pur avendo personalità diverse, riescono generalmente ad armonizzare tra di loro, a scambiarsi formule semplici per la risoluzione dei problemi del mondo, a darsi pacche sulle spalle, ad abbracciarsi e ad avere atteggiamenti di intima amicizia. In genere il gregario non soffre di particolari frustrazioni o conflitti in quanto delega al gruppo i suoi sentimenti repressi e i suoi problemi. In questa categoria di bevitori rientrano coloro che bevono per identificarsi in un modello culturale, per esempio gli artisti o gli studenti del campus universitario. Sovente il modo di bere del singolo si adatta a quella del gruppo, tanto che l'uscita da questo può portare anche a una riduzione dell'abuso di alcol; perciò l'appartenente a questa tipologia dovrebbe essere colui che ha la prognosi più favorevole nei confronti del bere.
Bevitore autistico: corrisponde al clochard, al mendicante-assistito, al barbone per vocazione, all'artista introverso e chiuso al mondo. Sono in genere persone emarginate dalla società o per rifiuto o per costrizione, ma che non sono necessariamente "fuorilegge". Vivono grazie all'assistenza o a un'attività minima che consente loro di sopravvivere. L'alcol potrebbe essere il mezzo di consolazione per la situazione vissuta, oppure potrebbe essere stato la causa di questo tipo di vita. Talvolta questo tipo di bevitore vive momenti di grande generosità, di acquisti insensati e di tentativi di mutamento radicale della sua vita. L'alcolismo autistico può anche rappresentare il punto di arrivo di altre forme di alcolismo, soprattutto quando il soggetto subisce un'emarginazione violenta durante il suo percorso di etilista. Questo fa sì che l'appartenente a questa tipologia sia difficile da curare e da disintossicare.
Bevitore solipsistico: corrisponde al professionista che si chiude nello studio e passa buona parte del tempo a bere, soprattutto superalcolici. Questo tipo di bevitore sfoga nell'alcol le tensioni della vita quotidiana, la sua paura di non farcela e di non essere all'altezza.. La società o, a suo tempo, la famiglia contribuiscono a creare la paura di non essere all'altezza, di non essere capace di soddisfare il suo compito e a creare, quindi, una situazione di grande conflitto. Il soggetto spesso diventa alcolista non quando si impegna per soddisfare la sua immagine, ma piuttosto quando si accorge che questa era coatta. Può essere definito un alcolismo da successo, e si può manifestare in tutte le classi sociali quando il punto d'arrivo non è in sintonia con i reali investimenti personali. L'alcolista solipsistico nega la sua dipendenza, la nasconde, se ne vergogna e la giustifica.
Bevitore regressivo: è colui che beve periodicamente, intervallando mesi di eccessi a mesi di bevute normali. E' un soggetto che cerca di controllarsi, ma in situazioni a rischio, come in compagnia, a un ricevimento o quando la scelta delle bevande è ampia, difficilmente riesce a mantenere i buoni propositi Il soggetto insomma è consapevole del problema e pur essendo in grado di autocontrollarsi, si lascia coinvolgere facilmente in situazioni di tipo disinibitorio e di eccesso. La ricaduta lo riempie di vergogna, d'impotenza, ma anche di aggressività.
Bevitore reattivo: incontra l'alcol in conseguenza di una situazione dolorosa, come un lutto, e il tutto assume il carattere di una crisi. Non essendo in grado di reagire diversamente, beve e questo accentua la disperazione che ha scatenato la situazione. La battaglia contro l'alcol diventa particolarmente fallimentare e destinata a cocenti sconfitte., perché l'alcol diviene il mezzo per sopportare, per lenire le paure e il dolore, diventando così un sostituto affettivo gratificante e soddisfacente. Anche la casalinga frustrata e insoddisfatta del suo ruolo corrisponde a questa tipologia di bevitore, perché l'alcol diventa il mezzo compensatorio della situazione a cui non riesce a ribellarsi e diviene una forma di aggressione nei confronti dell'uomo che la fa sentire una donna-oggetto.
Bevitore pulsionale: è colui che, pur bevendo in modo eccessivo se sollecitato emotivamente, pur ricorrendo all'alcol per eludere l'ansia e i conflitti, è consapevole della sua dipendenza, ma cerca l'alcol volontariamente, perché questo assume il significato di sedativo e diventa una fonte di piacere. Anche se è consapevole dei danni che si procura, preferisce bere per affrontare situazioni di tensione o di noia quotidiana. La pulsione di bere è intimamente accettata e lo smettere viene vissuto come un tremendo dispiacere e un progetto sempre futuro. Questa dipendenza ricorda molto quella del fumatore che considera il fumo come una parte del suo vivere normale.

Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l'alcolismo e il fumo, da cibo (bulimia, binge eater disorder), da sesso (dipendenza sessuale), da lavoro (work-a-holic), da comportamenti come il gioco (gioco d'azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), la televisione, internet (internet dipendenza), i videogame.
Rientrano nelle dipendenze patogene anche quelle da luoghi e culture (sindrome da sradicamento) ed anche da rapporti umani (interdipendenza di relazione). La dipendenza da sigaretta rientra invece tra le dipendenze "oggettuali", dove il rapporto con l'oggetto risponde ad un bisogno relazionale di tipo proiettivo.
Astinenza
Sintomi frequenti al mattino dopo l'astinenza notturna, costituiti da tremori, senso di angoscia, irritabilità, nausea, vomito, inappetenza. I sintomi regrediscono appena l'alcolista inizia a bere. Con il tempo la sintomatologia peggiora e sopraggiungono anche tachicardia, arrossamento del viso e delle congiuntive, illusioni (disturbi percettivi), allucinazioni uditive e visive (zoopsie, di visione persone, naturali e piacevoli oppure terrificanti).
Convulsioni da astinenza
Sopraggiungono tra le 13 e 24 ore dopo aver smesso di bere e di solito si risolvono spontaneamente.
Delirium tremens
é un delirio causato dalla deprivazione alcolica. Si manifesta con delirio, agitazione, allucinazioni, convulsioni, tachicardia, febbre, disidratazione, sudorazione profusa, insonnia. La fase acuta dura circa tre giorni e si risolve poi con un lungo sonno profondo.
Degenerazione cerebellare alcolica
è associata ad atassia agli arti inferiori, tremore a riposo ed intenzionale. è caratterizzata dalla degenerazione delle cellule del Purkinje. Questa malattia è diagnosticata attraverso la TAC e la RMN, che permettono di individuare la degenerazione. La terapia consiste nella somministrazione di Tiamina.
Encefalopatia acuta di Wernicke e Sindrome di Korsakoff
L'encefalopatia acuta di Wernicke è dovuta ad una carenza di vitamina tiamina. Si manifesta con un'alterazione dello stato mentale, atassia, ed oftalmoplegia. Il ritardo della terapia può portare a demenza anamnestica cronica permanente (psicosi di Korsakoff). Il trattamento consiste nella somministrazione di Tiamina.
Idiosincrasia alcolica
Questa patologia può sfociare in un comportamento aggressivo, spesso associato a fenomeni psicopatici e criminali.
Demenza alcolica e atrofia cerebrale
è la via finale comune di tutti gli alcolisti che non rinunciano all'alcol. Si ha una progressiva perdita dell'integrità della persona.
Malattia di Marchiafava e Bignami I problemi sociali derivanti dall'alcolismo possono includere la perdita del lavoro, problemi finanziari, condanne per crimini come la guida in stato di ubriachezza o problemi di ordine pubblico, perdita dell'alloggio e perdita di rispetto da parte di chi vede il problema come un vizio facilmente evitabile. Studi approfonditi, dimostrano che l'alcolismo interessa non soltanto gli alcolisti ma anche e profondamente i membri delle loro famiglie. I loro bambini possono essere influenzati anche da grandi, generando quella che comunemente viene definita la sindrome dei figli adulti degli alcolisti, e anche prima della nascita, generando la cosiddetta sindrome fetale da alcol nei bimbi nati da madri alcoliste.
Molti sono erroneamente convinti che quando la persona ha rinunciato a bere, il problema sia pressoché risolto. Tuttavia la gran parte di persone che ha smesso di bere continua a definire sé stesso "alcolista" o "alcolista in trattamento".
è rappresentata da una degenerazione della mielina delle fibre del corpo calloso con relativa conservazione degli assoni. Il corpo calloso appare incavato, rossastro, grigio-giallastro. In questi pazienti, vi era uno stato di demenza, apatia, spesso commettevano atti e reati a sfondo sessuale.



rien à dire....c'est la meilleure......

NATI PER ESSERE FELICI


PARODI MARINO
NATI PER ESSERE FELICI. VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA COSCIENZA E DELLA PROPRIA IDENTITA'
Genere: Libri
Editore: PIEMME
Pubblicazione: 01/2007
Numero di pagine: 206




Argomento: Esoterismo e Spiritualità » Nuova spiritualità
La vita è magica. Tutto è possibile. Esistono tanti mondi. La realtà è spirito. Ogni prova della vita è una lezione da imparare. L'amore muove l'universo e guarisce ogni ferita. Sono alcune delle tesi di questo libro, tutte scientificamente dimostrate. Secondo l'autore, la comprensione di queste piccole e grandi verità è in grado di trasformare radicalmente la nostra esistenza. Siamo nati per essere felici, ma l'odierno progresso tecnologico ci ha fatto dimenticare la nostra vocazione originaria, portandoci a ignorare le smisurate potenzialità del nostro spirito. Ma è giunta l'ora del risveglio dal torpore che avvolge la nostra coscienza. Intrecciando sapere scientifico ed esperienze interiori, è possibile raggiungere quelle verità fondamentali che, comuni a diverse religioni e tradizioni spirituali, hanno il potere di immergerci nel mondo ricco e misterioso della nostra interiorità, riflesso di quel Divino che permea di sé tutto l'universo. Raggiunta una nuova consapevolezza di sé, ognuno ritroverà quello straordinario tesoro che è la propria anima. RITA TUTOR

martedì 11 marzo 2008

Commenti!!!

Cari, c'è 'sto problema dei commenti ai post scomparsi!
Mi chiedo è possibile cancellare un commento? Io personalmente non ci riesco se non cancellando l'intero post!!! Mi serva saperlo perchè ogni tanto sono comparsi dei commenti che mascherano dei virus o dei collegamenti a siti indesiderati!
Ah! Che lavoro!!!
Oggi entrano in campo i ragazzi di Muro Leccese, con Ornella Gidiuli avviano la riflessione sul loro contributo al blog!!!

Un caro saluto a tutti!!!

lunedì 10 marzo 2008

La bellezza di un incontro!!!


Sapete a Gallipoli c'è il mare

e la luce dell'infinito



Quello che vedete è un bellissimo quadro che racconta di Oberon e Titania.
Oberon è il re degli Elfi

Dedico l'immagine a quelli di Oberon.
Oberon è la casa famiglia che ospita il gruppo di ragazzi che ho incontrato a Gallipoli lo scorso martedì 4 marzo.
E' stato un contatto bello ed importante. Non c'era la scuola ma una famiglia comunitaria "governata" da Luigi, Giuseppe, Stefano, Antonella, Rossella. Con loro un bellissimo gruppo:
Marco che viene da Tricase, Manuele da Barletta, Raimondo da Taranto, Marco da Brindisi, Katia da Oria, Roberto da Monteiasi, Antonio da Gagliano, Francesco da Casarano, Cesare da Galatone, Elisabetta da Casarano, Maria da Taranto, Alessandra da Brindisi, Ivan da Sannicandro Garganico, Hermes da Foggia. Nomi e provenienze e tanto da fare. C'è chi lavora, chi studia, chi rimane a casa a preparare per gli altri.

E' stata per me un esperienza molto emozionante!!! Con cui vorrei tutti si confrontassero...
Vedremo come...

un caro saluto
Mauro

AM@r& è..


"Amare è...sentire un tuffo nel cuore intravedendo la persona amata;

è sentire dei brividi lungo la schiena anche solo sfiorandosi;

è cercarlo tra la gente;

anche solo sognarlo ad occhi aperti.

Amare è uno scintillio negli occhi anche in sua assenza;

è quella voglia inspiegabile di sentirlo vicino;

è quasi quel desiderio disperato di renderlo felice,di felicità che sia almeno pari a quella che ti da lui anche solo sorridendoti...

L'AMORE è così complicato,ma così dannatamente bello!

Amare è donarsi senza chiedere nulla in cambio,e per quanto questo possa farti paura buttati o te ne pentirai...!


P.S.Albè ho fatto quello che mi hai detto..e cioè pubblicare qst cose sul blog,bè fatto..adesso non ti resta altro che commentarlo..!!E dire quello che pensi realmente XD=D..



=kekkuzz@=

domenica 9 marzo 2008

Ehi! Vieni giù! dai vieni... non ti facciamo niente...



Il mio nome è Brian
di Mauro Marino


“…si accorse di quel pianto silenzioso e ne fu sollevato”


L’inizio è denso di mistero, le tinte di un noir; c’è il corpo d’una vecchia, uno scenario spettrale dove il vuoto e il vento regnano, un camper sgangherato, la Cadillac del tenente e la stanchezza per una routine senza più emozioni. E poi…?
Poi qualcosa si muove: “Ehi! Vieni giù! dai vieni… non ti facciamo niente, sai ?”.
Uno scoiattolo bambino, una “specie” di bambino, che ci porta in un'altra suggestione: i bellissimi film che François Truffaut ha dedicato al mondo dell’infanzia, sicuramente tra i più affascinanti e complessi che si possano incontrare nella storia del cinema.
Il film con cui esordì, “I quattrocento colpi” (1959), era incentrato sulla figura di un ragazzino che, completamente abbandonato dalla famiglia e dalla società, si affacciava faticosamente e in solitudine alla vita adulta. Ma se ne “I quattrocento colpi” eravamo di fronte a un adolescente privato principalmente dell’affetto, nel “Il ragazzo selvaggio”(1969) al piccolo protagonista, Victor, manca quello strumento basilare per entrare in contatto con il mondo che è il linguaggio. La sceneggiatura è tratta da due rapporti compilati per il governo francese dal dottor Jean Itard ai primi dell’Ottocento. Victor è un essere naturale, che ha perso la sua vera madre (probabilmente è stato abbandonato all’età di tre, quattro anni nella foresta perché illegittimo) per trovarne un’altra: la natura. Il dottor Itard, dunque, si propone come figura paterna a tutti gli effetti, anche nel senso psicanalitico del termine: egli è colui che tenta di strappare definitivamente Victor al suo stato di vita simbiotica con la madre-natura.
Ecco, il Victor/“Peter Pan” che Laura La Penna ci fa incontrare è tutto dentro questo complesso di mancanza. L’affetto e la perdita della lingua. Ma, in un ‘autismo’ strategico: “Peter Pan”/Brian è presente, osserva, valuta, attende disposto a svelasi.
Pratica una rimozione (o una smemoratezza) che è in realtà un trattenimento della verità nella ricerca della fiducia, dell’affidamento, di una “normalità” interrotta.
Scopriremo che Laura La Penna ci racconta con un narrare disteso, estremamente attento al ‘dover dire’, la storia di un’iniziazione alla vita. Iniziazione come perseguimento dell’identità e identità come costruzione relazionale.
L’imprinting è prendere forma. In etologia e psicologia è la forma di apprendimento di base, che si verifica in un periodo della vita detto ‘periodo critico’ quando si è predisposti biologicamente a quel tipo di apprendimento. I primi studi sull'imprinting vennero fatti da Konrad Lorenz su delle oche: egli studiò come esse subito dopo la nascita identificano la propria madre nel primo oggetto o persona in movimento che vedono.
Già, la propria madre: nido, recinto della prima socializzazione, dei primi affetti, dell’affidamento.

Ma…, non possiamo qui svelare. E’ inopportuno toglie alla lettura il fascino, l’avventura, lo scopo! Qui c’è da dire le qualità di questa scrittura, d’un sogno ad occhi aperti che si figura luoghi e paesaggi ed ispira e muove l’autrice, d’una scrittura orfica, ‘dettata’, venuta in dono che si è trasformata in un romanzo bellissimo ed intenso nelle sue implicazioni e nei suo ragionamenti sull’educare, sul crescere, sull’amicizia, sull’innamoramento, sulla fuga.
La storia di un ragazzo ‘selvaggio’ che sa arrampicarsi in alto, come se nell’alto di un armadio o di un albero trovasse il distacco dallo sgomento, trovasse nel ‘volo’, la pace, un orientamento. “Stette due giorni nascosto nel bosco. Al freddo, arrampicato su un albero come quando era stato trovato qualche anno prima. Era la sua reazione alla paura! L’albero per lui era la casa, la sua protezione: a cavalcioni su un ramo abbracciava il tronco posandoci sopra la guancia e bevendone l’umidità che trasudava”.
Ma “Mi chiamo Brian” è anche la storia di un educatore, di un prete con i suoi timori, le sue speranze e le sue sfide. La storia di una comunità che si confronta e si misura col mistero dell’accogliere. Una storia dove il pianto è comunicazione piena, strumento d’incontro, di comunione e di profondo svelamento.
Una storia dove c’è un ‘lieto fine’ non consolatorio che ‘trattiene’ il dolore d’una esperienza di perdita che matura in tutti i personaggi, come linfa necessaria dello stare a vivere: “Il dolore spesso ci è amico e consigliere. (…) Non bisogna averne paura, anzi, dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri dolori, quelli del corpo e quelli della mente, dando loro la possibilità di agire fino in fondo. (…) Se avremo il coraggio di passarci attraverso, ogni esperienza vissuta, anche la più drammatica, ci apparirà sotto un’altra luce e guarderemo in modo diverso anche i nostri rapporti personali”. Il mondo è questo strano impasto il pianto e il sorriso. Il pianto e il sorriso!!!
Laura La Penna
Mi chiamo Brian
Besa,2006

venerdì 7 marzo 2008

L'AMORE COSTANTE

SONETTO 116
di William Shakespeare

Non sarà che alle nozze di animi costanti
io ammetta impedimenti, amore non e' amore
che muta quando scopre mutamenti,
o a separarsi inclina quando altri si separa.


Oh no, e' un faro irremovibile

che veglia sulle tempeste e mai ne viene scosso;

è l'astro cui si volge ogni errabonda nave,

ignoto il suo valore, pur se il suo luogo noto.


Zimbello esso non è del Tempo, anche se rosee labbra

e guance, sian raggiunte dalla sua curva falce,

non si altera amore per ore e giorni brevi,

ma impavido resiste fino all'abisso estremo.


Se questo e' errore, e contro me si provi,

mai non ho scritto, e mai nessuno ha amato.



SONNET CXVI
(scusate se rompo un po' con l'Inglese, ma questo
sonetto suona benissimo in lingua originale)



Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments; love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove.

O no, it is an ever-fixèd mark
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth’s unknown, although his height be taken.

Love’s not Time’s fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle’s compass come;
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.

If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

Alberto

PUGLIA ARCA DI PACE!

Ciao a tutti, volevo ricordare e informare chi ancora non lo sapesse che sabato 15 Marzo si terrà a Bari la 13esima giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare tutte le vittime innocenti di mafia, proprio tutte per sensibilizzare ragazzi e giovani.



Dai nomi più famosi a quei semplici cittadini, magistrati, giornalisti, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

dal sito di Libera




Noi del Gruppo di Tricase stiamo partecipando come scuola poiché da più di un anno abbiamo aderito al progetto LEGALITA' seguito da Libera, parecchi istituti parteciperanno al corteo nazionale dato che l'invito di Libera è esteso a tutte le scuole nazionali.

E' un occasione importante, un esperienza significativa sul piano civile, morale, culturale. In questi anni di impegno contro le mafie, l’attenzione alla cultura e alle diverse attività di formazione per la costruzione di una nuova soggettività civile è stata una priorità del movimento antimafia in Italia.

Libera.it

ALBERTO

Un progetto interessante: leggete con attenzione!!!

arcobaleno giovani /// percorsi di politiche e culture giovanili
..frequentiamo il lato informale del mondo giovanile, quello nomade e indecifrabile, quello dei linguaggi non sempre codificabili, quello fatto non di un freddo “campione” per un indagine socio-ambientale, ma pieno di nomi e di cognomi, di volti e di storie: quello del caos! Il caos che genera le stelle!
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progetto
e
uromed bazaar
Quando
: Dal 7 al 16 Aprile!
Dove: in Lituania!
Chi: organizzazione partner àroute_agsettore giovani L’Arcobaleno; 4 giovani dai 17 ai 27 anni (più il group leader)
Paesi partecipanti: Lituania, Polonia, Giordania, Israele, Egitto, Italia.

Cosa: Scambio interculturale fra giovani – azione 3.1 – programma comunitario Gioventù in Azione!
Perché: Il progetto nasce con l’idea di promuovere l’interculturalità fra i giovani europei e di alcuni altri Paesi del Mediterraneo.
Durante lo scambio il lavoro sul dialogo inter-religioso e culturale sarà sviluppato attraverso principalmente con la realizzazione di manufatti artigianali tradizionali e la presentazione delle nazioni partecipanti al progetto attraverso video, canzoni, danze tradizionali, foto e racconti. Si organizzeranno “workshops”, feste interculturali e lavori di gruppo finalizzati alla conoscenza reciproca e al superamento degli stereotipi.
In fine si allestiranno “stands” nel villaggio in cui il progetto avrà luogo allo scopo di interagire con la popolazione locale attraverso la promozione dei manufatti artigianali, realizzati dagli stessi partecipanti.
Inoltre durante il soggiorno si avrà la possibilità di visitare Kaunas (città storica ed universitaria della Lituania) ed un museo di oggetti artigianali locali situato in Stultiskiai.
Modalità di partecipazione: vitto, alloggio e il 70% delle spese di viaggio saranno coperte da Panoipc, l’organizzazione non governativa che organizza lo scambio. A carico del partecipante c’è solo il 30% delle spese di viaggio.
I partecipanti dovranno provvedere all’acquisto del biglietto di viaggio; il rimborso del 70% avverrà in Lituania durante lo scambio.
I partecipanti allo scambio vivranno insieme una fase di preparazione prima della partenza. È previsto anche un follow-up in Italia alla fine del progetto.
Preghiamo di segnalare l’eventuale disponibilità entro il 13 Marzo 2008.
Grazie

Per ulteriori informazioni: route.ag@gmail.com; tel: 320.4730415