junior alla pari

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mercoledì 20 febbraio 2008

Cosa vi suggerisce questa immagine??? Libertà che non tutti,purtroppo,hanno,per colpa chissà di chi!! Al mondo purtroppo esistono paesi meno fortunati di noi che sfruttano i più piccoli per riempire la loro gionata di soldi,per cosa poi...La loro vita è già fortunata(almeno più della loro)
Simona (misi)

LA MIA MIGLIORE AMICA QUELLA CHE HO UCCISO!

CONTENUTO: Una ragazza di diciannove anni, rinchiusa in carcere da due, rievoca il percorso che l’ha condotta ad uccidere la sua migliore amica come estremo atto liberatorio. È un libro inquietante La mia migliore amica di Anne Sophie Brasme. È inquietante perché descrive in modo preciso e plausibile la banalità del male. Un male che si può avere in casa, in famiglia, nel banco accanto a scuola, senza sospettare nulla finché non si palesa con il classico omicidio inspiegabile, compiuto da ragazzi apparentemente normali. Ed è inquietante soprattutto perché l’autrice ha la stessa età della protagonista del libro: diciannove anni. Leggendo la storia viene da dubitare che un’adolescente possa avere una tale lucidità e capacità di costruire un personaggio e una vicenda così verosimile, dettagliata e ben analizzata senza che in realtà questa non nasconda la sua autobiografia. Più probabilmente la spiegazione è un’altra, si tratta di vero talento, e il talento è come il coraggio di don Abbondio: se uno non ce l’ha non se lo può dare. Quindi o lo si possiede già a diciannove anni o non c’è niente da fare. Charlène, la protagonista del libro, è in carcere. Ma il libro non parla di carcere. E questo è un bene, perché la prigione che traspare dalle prime pagine, pur molto suggestive e ben scritte, non esiste, è un luogo ideale. La galera come luogo del silenzio e della solitudine vive infatti solo nell’immaginario di chi non la conosce. Anche i reparti di isolamento sono luoghi di continui richiami, urla e cancelli che sbattono con violenza. Ma la giovane autrice non commette l’errore di addentrarsi in territori che non padroneggia. Ciò che invece dimostra di conoscere bene è l’animo umano e i suoi a volte tortuosi sentieri.
Il romanzo è una sorta di diario-riepilogo nel quale Charlène ripercorre passo passo tutta la sua vita, dalla prima infanzia fino al gesto che l’ha condotta in prigione. Una vita come tante, una ragazza come tante, con i suoi problemi, le sue paure, le sue timidezze e con il timore, comune a tanti, tantissimi adolescenti di essere brutti, di non piacere, di non essere adeguati e, soprattutto, di non essere accettati e amati. Cos’è allora che la porta a diventare un’omicida a diciassette anni? Solo la sfortuna, verrebbe da dire. La sfortuna di essere un po’ più introversa della media. La sfortuna di essere separata dalla prima, grandissima amica del cuore. La sfortuna di vivere in una famiglia incapace di esprimere i propri affetti. La sfortuna di trovare l’amore, la persona giusta quando è ormai troppo tardi. E, soprattutto, la sfortuna di incontrare Sarah nel momento più critico dell’adolescenza. Sarah è tutto ciò che Charlène vorrebbe essere. È disinvolta, spigliata e spregiudicata, è sempre al centro dell’attenzione, è piena di ragazzi. Ma Sarah è anche un’abile manipolatrice che conosce le debolezze di Charlène meglio di quanto le conosca Charlène stessa. Tra le due coetanee nasce un rapporto intenso e morboso. Un rapporto di sado-masochismo psicologico nel quale la sottomessa Charlène più viene umiliata e maltrattata dalla sua “migliore”, unica amica più ne diventa dipendente in quello che pare un vortice sempre più degradante. Quando diventa consapevole della distruttività di questo rapporto, l’unica soluzione che riesce a trovare è quella di uccidere l’amica. In realtà l’omicidio è duplice, uccidendo Sarah, Charlène uccide anche se stessa, la se stessa che detesta, la se stessa sbagliata, la se stessa priva di identità propria che esiste solo come riflesso dell’amica. L’assassinio diventa, come nelle tragedie greche, un atto di purificazione e liberatorio. Charlène è rinchiusa in prigione, ma per la prima volta in via sua si sente finalmente libera. Il padre che la implora di dirgli che si è pentita di quello che ha fatto non avrà una risposta: “Come spiegargli che non avevo nessun rimorso e che, nonostante il dolore, l’odio e la vergogna, ero uscita per sempre vittoriosa da una vita detestata?”.
Cos’è in questo caso il male? Leggendo il libro di Anne-Sophie Brasme viene da dire che il male è una questione di quantità, non di qualità. Una “spintarella” apparentemente innocua, ma che nel momento sbagliato provoca un’impercettibile deviazione che alla fine può condurre in vicoli ciechi di disperazione. Così, in modo molto banale.

GHIACCIO BLU:L'ASSASSINO SEPOLTO NEL COMPUTER

CONTENUTO: Proprio perché questo libro parla carceri e pena morte, ho deciso di evidenziare questi due punti riservando loro una nota strettamente personale, considerato che sono un condannato pure io, non a morte come Jernigan ma come lui vivo in un carcere, e non in America ma in Italia.
La lettura di questo libro mi ha fatto capire, ma direi che il termine più giusto è che mi ha fatto vedere (perché un carcerato non ha bisogno di capire essendoci dentro, vede quello che già conosce) il punto più toccante e disumano di questa storia: Ellis ONE e il braccio della morte, la pena di morte con in più la tortura.
Paul Jernigan infatti non è stato solo giustiziato, direi che è stato anche torturato dal sistema, dalle misure che impongono le leggi texane: 12 anni a Ellis ONE in attesa di essere giustiziato Questo sistema, queste procedure sono vere e proprie torture psicologiche per l’individuo, e se ai tempi delle crociate il castigo dei condannati erano le pene corporali, torture reali, ora nel XX° secolo sono cambiate le tecniche, le procedure, ma la tortura e la morte, quelle rimangono nel sistema. Un’idea soprattutto fa riflettere: voi giustiziate me per un crimine che ho fatto, ma chi giustizierà voi? È pur sempre con una morte che voi fate giustizia. Il ragionamento è logico, ma non mette purtroppo in crisi il sistema. Ne deduco che l’America con questo sistema mira proprio alla tortura psicologica dell’individuo che deve giustiziare, con la consapevolezza di far patire il condannato giorno dopo giorno, di farlo vivere in una stressante agonia.

Storie dal carcere. L'uomo nel giardino dei crisantemi rossi

Contenuto:
L'autore intende offrire uno spaccato di vita vissuta che va ben oltre gli schemi sociali, culturali e psicologici in cui una società "libera", al di qua delle sbarre, pone le sue certezze. Oltrepassati i cancelli di una prigione, il tempo e lo spazio perdono il loro senso comune e le azioni, le reazioni, le malattie acquistano metasignificati che superano la cronaca in quanto non sono più gli effetti derivanti da una razionalità "comune", quanto piuttosto di una "intelligenza emotiva" che, non più controllata dalle leggi sociali, si esprime attraverso una infinita serie di reazioni che l'autore riesce a cogliere nella loro essenza. Attraverso l'apparente diversità delle storie narrate, si evidenzia la profonda e spesso inconsapevole capacità, da parte dei protagonisti, di proporre una "storia" agita e non subita.

NATI PER UCCIDERE...OPPURE NO???

E’ portato a far del male perchè predisposto, o perchè portato dagli eventi?in un ipotetico mondo di pace, abitato solo da persone perfettamente equilibrate, esisterebbe la violenza? l'oppressione? il sadismo?

Purtroppo non sono ancora riuscita ad arrivare ad una conclusione personale stabile alle domande che mi sono posta… sono portata a credere che l’uomo arriva a far del male dagli eventi della sua vita e che il mondo perfetto può esistere ma per sfortuna è abitato da persone imperfette!!!!
Persone che arrivano a far del male agli altri non capendo che fanno del male prima di tutto a se stessi…Insomma: viviamo in pace (relativamente, ma in Italia non c'è una guerra), spesso non abbiamo grossi problemi (non soffriamo la fame nera, abbiamo spesso un tetto sotto cui ripararci),siamo alfabetizzati, siamo "civili" eppure restiamo capaci di gesti violenti…

Cosa pensate voi a questo proposito??? Intanto una piccola mostra di vari libri scritti da alcuni detenuti!!!