l’altro giorno in metropolitana vedevo degli adolescenti di oggi, mi affascina sempre osservarli (forse per il mio nuovo – ormai da più di un anno – lavoro). i gruppi di ragazzi è come se fossero ricoperti da una sfumatura che li accomuna: può essere anche solo il colore dei lacci delle scarpe. in questo caso era qualcosa di analogamente impercettibile a uno sguardo superficiale. oltre l’età, avevano in comune la linguetta: sneakers diverse (colorate, bianche, pulite, sporche, di marca o meno), ma tutte con un mega linguettone sparato all’infuori. (e so che definirle in questo modo rileva immediatamente la mia veneranda età). è una cosa tenera da vedere, come gli esseri umani tendano sempre a essere accettati dai loro simili, come fosse un tratto iscritto nel loro dna (anche se immagino che sia sempre pronta, anche tra gli adolescenti, l’altra faccia della medaglia: il rifiuto di quelli che simili non sono), ma ancor più teneri per me sono gli incontri fugaci con gli adolescenti fuori dal coro. tangenzialmente diversi, sempre alla ricerca, ma di lato. senza sneakers con linguettone. poi certo, probabilmente bisognosi di riconoscersi in un piccolo gruppetto di liminari, come probabilmente ero io quando rifuggevo dagli zainetti Camomilla".
junior alla pari
mercoledì 2 giugno 2010
Le mode
l’altro giorno in metropolitana vedevo degli adolescenti di oggi, mi affascina sempre osservarli (forse per il mio nuovo – ormai da più di un anno – lavoro). i gruppi di ragazzi è come se fossero ricoperti da una sfumatura che li accomuna: può essere anche solo il colore dei lacci delle scarpe. in questo caso era qualcosa di analogamente impercettibile a uno sguardo superficiale. oltre l’età, avevano in comune la linguetta: sneakers diverse (colorate, bianche, pulite, sporche, di marca o meno), ma tutte con un mega linguettone sparato all’infuori. (e so che definirle in questo modo rileva immediatamente la mia veneranda età). è una cosa tenera da vedere, come gli esseri umani tendano sempre a essere accettati dai loro simili, come fosse un tratto iscritto nel loro dna (anche se immagino che sia sempre pronta, anche tra gli adolescenti, l’altra faccia della medaglia: il rifiuto di quelli che simili non sono), ma ancor più teneri per me sono gli incontri fugaci con gli adolescenti fuori dal coro. tangenzialmente diversi, sempre alla ricerca, ma di lato. senza sneakers con linguettone. poi certo, probabilmente bisognosi di riconoscersi in un piccolo gruppetto di liminari, come probabilmente ero io quando rifuggevo dagli zainetti Camomilla".
martedì 13 maggio 2008
Terribili vicende del Congo
dal blog di Sara Pick:
Troppo spesso capita di "sentir parlare" di qualche evento allucinante e disumano come questo dopo che e' avvenuto e, stupiti, ci si trova a dire o pensare "ma com'e' possibile che nessuno ne abbia parlato, che nessuno se ne sia accorto e tanto piu' che IO non ne abbia sentito parlare". E' capitato con l'olocausto, con il genocidio del Ruanda, con il mostro di Malstetten e la lista purtroppo potrebbe continuare all'infinito. Oggi come 50 anni fa.
Voglio divulgare, utilizzando qualsiasi canale a mia disposizione, una serie di informazioni sulle violenze gravissime che si stanno perpetrando in Congo da diversi anni, violenze delle quali nessun telegiornale parla, nonostante i molteplici comunicati e richieste di aiuto da parte di organismi quali l'Unicef, Amnesty International, Medici Senza Frontiere, per non parlare delle organizzazioni religiose. Il mio scopo e' quello di informare e sensibilizzare, augurandomi che anche l'opinione pubblica inizi ad interessarsi a quello che sta succedendo ad altri esseri umani torturati quotidianamente sotto i nostri occhi senza che nessuno faccia o dica niente.
In Congo, ogni giorno, decine di donne vengono violentate selvaggiamente da gruppi di uomini armati che, oltre a violentarle in gruppo per diversi giorni o addirittura mesi di seguito, le penetrano con baionette e pezzi di legno fino a distruggere i loro organi riproduttivi e digestivi.
Poche donne sembrano sfuggire a questa sorte. Mukwege, ginecologo congolese, afferma che la sua paziente più vecchia aveva 75 anni e la più giovane 3. "Alcune di queste bambine dalle viscere distrutte sono così giovani che non capiscono cosa sia loro successo", spiega. "Mi chiedono se un giorno potranno avere figli, ed è molto duro guardarle negli occhi". Nessuno, fra medici, cooperanti, ricercatori congolesi, ricercatori occidentali è in grado di spiegare esattamente perché stia succedendo; inoltre spiega che spesso non sa come operare: «Io sono solo un ginecologo, avrei bisogno di lavorare in un team di medici con dei chirurgi urologi ed esperti del colon/retto per poter insieme discutere e vedere come possiamo offrire a queste donne un futuro in dignità». La violenza sessuale in Congo raggiunge un livello mai visto prima da nessuna parte. È ancora peggio che in Rwanda durante il genocidio. L'impunità può essere un fattore che contribuisce a questa situazione, sottolinea Bourque, perché sono pochissimi i colpevoli che vengono puniti.
Le donne che subiscono le torture (sovente da parte di 10 o anche 20 uomini alla volta) spesso sono uccise nelle foreste, se riescono a scappare e a rientrare nei villaggi devono far fronte al rigetto da parte dei propri mariti, dei famigliari e della comunità intera perché «sporcate» da altri uomini e quindi incettabili. Inoltre, nel caso in cui riescano a recarsi nei centri medici in cui possono ricevere cure, devono affrontare un calvario di operazioni per ricostruire l'apparato genito/urinario/rettale che è stato totalmente distrutto durante le violenze. In effetti, parlare di violenze è riduttivo: si tratta di vere e proprie torture durante le quali oggetti di qualsiasi tipo taglienti e contundenti sono infilati nell'apparato genitale della donna, non raro uno sparo finale per distruggere interamente l'apparato genitale. La sistematicità con cui questi atti sono compiuti fa pensare a una tattica di guerra in cui l'obiettivo è quello di annientare le popolazioni e impedire loro di ricostituirsi e risollevarsi.
Secondo le Nazioni Unite, nel 2006 ci sono state 27 mila violenze sessuali solo nella provincia del Sud Kivu, e probabilmente questa è solo una parte del numero totale. "La violenza sessuale nel Congo è la peggiore del mondo", afferma John Holmes, vicesegretario generale per gli affari umanitari dell'Onu. "Per quantità, brutalità indiscriminata e cultura dell'impunità, risulta devastante".
Secondo le vittime, uno degli ultimi gruppi comparsi sulla scena si chiama "i Rasta", un misterioso gruppo di fuggitivi con pettinature, appunto, rasta che vivono nel bosco più profondo, vestono alla moda dei Los Angeles Lakers e sono famosi per bruciare bambini, sequestrare donne e fare a pezzi, letteralmente, qualsiasi persona si interponga sulla loro strada. I funzionari dell'Onu affermano che i Rasta facevano parte delle milizie hutu fuggite dal Rwanda dopo il genocidio del 1994 che, sembra, si sono scisse e specializzate in crudeltà.
Honorata Barinjibanwa, una giovane di 18 anni, spiega che l'hanno sequestrata prelevandola da un villaggio attaccato dai Rasta ad aprile e l'hanno trattenuta come schiava sessuale fino ad agosto. La maggior parte del tempo rimaneva legata ad un albero e ancora conserva i segni della corda intorno al collo. Gli uomini, racconta, erano soliti scioglierla per qualche ora al giorno per sottoporla a violenze di gruppo.
"Continuo a soffrire e ho i brividi", spiega Kasindi Wabulasa, stuprata da cinque uomini a febbraio. Gli uomini tenevano puntato un fucile Ak-47 al petto del marito e lo obbligavano a guardare, con la minaccia che lo avrebbero ucciso se avesse chiuso gli occhi. Quando finirono, lo ammazzarono ugualmente.
Questo e' quanto. Penso di non aver bisogno di aggiungere altro. Chiedo solo di divulgare questa notizia in qualsiasi modo possibile e di adoperarsi, ognuno a proprio modo e nelle proprie possibilita', per far si' che questo massacro possa giungere a una fine. Grazie.
Per approfondimenti
http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=39125
http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3951
http://www.terrelibere.org/terrediconfine/index.php?x=completa&riga=03582
http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=1663
http://www.boingboing.net/2007/10/07/africa-rape-epidemic.html
http://www.iht.com/articles/2007/10/07/news/congo.php
ecco il link della petizione, fate in modo che tutti sappiano cosa accade nel mondo, fate girare, via e-mail, via myspace, nei modi che conoscete, e sopratutto, firmatelo!
http://www.petitiononline.com/Congo/petition.html
martedì 26 febbraio 2008
Dal blog di Luciano - Creattivaria
Il blog di Luciano: www.creattivaria.altervista.org
L'articolo sul blog: www.creattivaria.altervista.org/mt_conferenza2.htm
Scuola senza stress
PROGRAMMA INNOVATIVO PER UN'ISTRUZIONE
BASATA SULLA COSCIENZA
- adottato già in molte scuole nel mondo -
- sviluppa le potenzialità dello studente: intelligenza, memoria e attenzione;
- elimina lo stress, l’ansia e i disturbi dell’apprendimento;
- migliora i risultati scolastici e la soddisfazione nello studio
Relatore: Roberto Baitelli
Fondazione Paese Globale della Pace Mondiale
COMUNICATO STAMPA
Fondazione Paese Globale della Pace Mondiale
In collaborazione con David Lynch Foundation
Un’iniziativa nell’ambito del programma SCUOLA SENZA STRESS
L’Istruzione basata sulla coscienza: un approccio innovativo ai problemi della scuola
L’applicazione del programma di Istruzione basata sulla coscienza migliora l’apprendimento e risolve le problematiche scolastiche
Giovedì 29 Novembre , il relatore Roberto Baitelli parlerà del contributo del Programma di “Istruzione basata sulla coscienza” alla soluzione delle numerose problematiche della scuola: risultati scolastici insoddisfacenti, disturbi dell'apprendimento, fenomeni di disadattamento, dispersione scolastica, bullismo, abuso di alcool e droghe, sindrome da mancanza di attenzione/iperattività (ADHD) - e per gli insegnanti crescita di stress e burnout.
L’incontro fa parte dell’iniziativa “Scuola senza stress”, inaugurata in Italia e nel resto del mondo in collaborazione con la “Fondazione David Lynch per l’istruzione basata sulla coscienza e per la pace nel mondo”, creata dal regista americano per promuovere il benessere degli studenti e dei loro insegnanti. La conferenza è rivolta alle persone che operano nel campo dell’istruzione - insegnanti, professionisti della salute, autorità politiche – agli studenti e ai genitori.
Verranno illustrati i risultati senza precedenti che l’Istruzione basata sulla coscienza produce sul rendimento scolastico, la capacità di risolvere i problemi, le arti, lo sport e sullo sviluppo di giovani maturi, responsabili e autosufficienti,nelle scuole dove è applicata.
Alcuni esempi: La Maharishi School si qualifica regolarmente nell’ambito dell’1% delle migliori scuole americane sui test standard nazionali; negli ultimi 10 anni ha vinto più di 100 competizioni scolastiche a livello statale, nazionale e internazionale. Il numero di studenti diplomati con il massimo dei voti è dieci volte superiore alla media nazionale; il 95% dei diplomati prosegue gli studi universitari. Ancora più eccezionale è il fatto che questi risultati arrivano naturalmente, senza alcuna pressione sugli studenti. Il livello di stress degli studenti e degli insegnanti infatti è così basso che l’intera scuola ha costi sanitari inferiori alla metà di quelli delle altre scuole.
Sviluppo del potenziale mentale. L’Istruzione basata sulla coscienza risolve e previene la crescita di stress e i problemi che ne conseguono integrando nel piano di studio un metodo naturale e semplice per sviluppare il potenziale inespresso di intelligenza, creatività e benessere presente in ogni studente: la pratica regolare della tecnica di Meditazione Trascendentale di Maharishi. Questo programma, la cui efficacia è documentata da centinaia di ricerche scientifiche, è stato adottato con successo da numerose scuole pubbliche e private in tutto il mondo, ad esempio dall’American University di Washington, dove è in corso uno progetto che coinvolge 300 studenti.
Per informazioni: Roberto Baitelli tel: 347 0354865 (scuolasenzastress@fastwebnet.it)
mercoledì 20 febbraio 2008
L’abito non fa il monaco, però…
TUTTAVIA
è vero che:
1) tendiamo a farci un’opinione delle nuove persone che incontriamo in un tempo brevissimo; quindi la prima opinione che ci facciamo raramente è data da elementi oggettivi quanto, piuttosto, da aspetti emozionali: ci facciamo un’idea “a pelle” su quello che vediamo/sentiamo nei primi 4 o 5 secondi. In questo caso anche l’abbigliamento gioca un ruolo fondamentale.
2) gli abiti svolgono spesso la funzione di ancore; molti venditori sanno, ad esempio, che quando sono vestiti in un certo modo si sentono più sicuri e professionali e questa sensazione li rende effettivamente più efficaci.
Una persona che conosco, che lavora prevalentemente al telefono, cura ugualmente molto il suo abbigliamento (anche se nessuno la vede) perchè questo la fa sentire meglio quando lavora.
Facciamo un esempio, immagina di dover uscire con un/a ragazzo/a, è il vostro primo appuntamento e desideri fortemente che sia il primo di una lunga serie
Immagina di essere in pigiama, con le occhiaie, i capelli in disordine e con delle ciabatte spellacchiate e ti guardi allo specchio: guarda la tua immagine riflessa e valuta quanto ti senti certo, presentandoti in quelle condizioni, di raggiungere il tuo obiettivo quella sera.
Ora ripeti l’esercizio dopo esserti vestito/a e sistemato/a al meglio delle tue possibilità.Cambiano le sensazioni, è vero o no?
Di sicuro non cambi tu, le tue caratteristiche e la tua identità eppure è facile intuire che anche come ti vesti incide fortemente sui meccanismi della comunicazione.
giovedì 14 febbraio 2008
CROLLO EMOTIVO
Cosa mi può essere successo per ridurmi in uno stato di sconforto inconsolabile la mattina del 13 febbraio? Tutto è cominciato dopo tre ore di profonda apatia in classe che mi ha colmato la testa di pensieri.
Quando è suonata la campanella della terza ora è uscita dalla classe la prof. di Francese, io come ho già detto ero caduto in apatia e quando tutta la classe si è alzata in piedi all'entrare della prof. di Inglese, la mia tranquillità cogitante è stata interrotta dal frastuono delle sedie e dei banchi in tumulto!
Tutto sembrava andare per il verso giusto e ristabilitasi la calma all'interno dell'aula la professoressa comincia ad intraprendere un discorso molto interessente che avrebbe funto da preambolo ad una successiva discussione riguardo alcune pagine del libro di Umberto Galimberti "L'ospite inquietante".
Io avrei voluto ascoltare e partecipare a tale discorso solo che la mia mente era altrove e del tutto assente.
Dopo qualche giro di sessanta secondi delle lancette avevo le lacrime agli occhi: in silenzio stavo riflettendo sulla mia vita attuale quando le intense parole pronunciate dalla professoressa sono andate ad aprire il rubinetto dei miei penseri, facendo così sgorgare acque rumorose dalle mie congiuntive impregnate di tristezza.
Mentre le lacrime si caricavano nei miei occhi sempre più pesanti ed io continuavo col mio silenzio apatico, lasciando il corpo seduto abbandonato sul banco e volando con la mente, la professoressa ha chiesto cosa stesse accadendo al mio corpo ed è così che ci sono rientrato in modo tale da poterle rispondere, solo che non avevo previsto che una volta tornato nella mia carne, quest'ultima fosse talmente carica di tensione da scaricarla insieme alle acque che nel frattempo ho cominciato a sgorgare. Ed è cosi che in pratica è iniziato il crollo emotivo, probabilmente dovuto ad un sovraccarico di stress, emozioni, pensieri e piccoli problemi che caratterizzano l'attuale periodo della mia vita...
Quando alzando il volto mi sono accorto che tutta al classe mi stava guardando, le parole non riuscivano a varcare le mie labbra ed è cosi che un incessabile pianto ha preso il sopravvento.
Dopo un po' ho chiesto al resto del mio mondo di lasciare che tutto passasse da sé senza interrompere il dibattito con la prof. ma quando ho notato che la crisi non era finita lì ho chiesto di uscire dalla classe e ho cominciato a vagare per il corridoio in direzione dei bagni, con aria smarrita, le gambe pronte a cedere ad uno svenimento e lacrime che mi rigavano il volto.
Ai compagni di classe e ai bidelli che mi hanno offerto conforto o aiuto ho risposto: "Va tutto bene, ho solo un po' di mal di pancia" il che in parte era vero perché avevo realmente un blocco intestinale il quale fungeva da complice in questa trappola che la fragilità mi ha teso.
Una parte poco piacevole è stata quando due ragazze che mi osservavano indiscretamente mentre andavano in bagno si sono spaventate vendendomi agitato, sull'orlo dello svenimento, tremando a tempo del mio sangue effervescente e con il cuore che pulsava quasi stesse gareggiando a chi andava più forte con il mio respiro affannoso! Qualsiasi possa essere stato il motivo specifico di questo sfogo, ha sorpreso tutti vedermi in questo stato. E forse è meno inquietante però rispetto ai miei tanti sorrisi sforzati, cui tutti erano abitutati a vedermi, e a quando fingo di avere tutto sotto controllo o di potermi svagare lanciandomi in direzione opposta rispetto al buon senso.
Alla fine della quarta ora sono rientrato in classe dopo essermi asciugato il viso ma con gli occhi comunque stropicciati e chiedendo scusa alla classe e alla prof per il disagio che ha generato questa ambigua manifestazione dei miei sentimenti.
L'ora successiva, nonché l'ultima della giornata, è stata più gradevole, se non al quanto imbarazzante. Comunque i miei compagni hanno accolto la mia richiesta di rimandare le spiegazioni all'uscita e si è continuata la discussione con la professoressa la cui soave parola mi ha riportato il sorriso sulle labbra.
Questo sfogo è stato da una parte molto utile e ha segnato di certo l'inizio di una nuova storia, la mia e di chiunque voglia camminare con me per il sentiero, ora più illuminato ai miei occhi, della vita.
Speriamo che le lacrime portino consapevolezza, quindi solidità, equilibrio e nuovi sorrisi, più veri.
venerdì 1 febbraio 2008
Dal blog di Alberto

